
Prossimi a diventare uno dei gruppi più esclusivi del panorama post hardcore più estremo e creativo, gli Amia Venera Landscape si accingono a debuttare su lunga distanza con un disco che farà discutere a lungo; destinati a raccogliere il testimone di Cult Of Luna, Breach, Burst e Burnt By The Sun, i 6 componenti di questo progetto hanno deciso di “aumentarsi l'ingaggio” dopo le più che confortevoli sperequazioni sull'omonimo EP d'esordio. Sequence Mag li ha incontrati per condividerne i volumi assordanti, le atmosfere rarefatte, i pensieri mistici e le bottiglie di vodka.
-Presentatevi....
Siamo una band di 6 amici che cercano di esprimere attraverso la musica ciò che sentono... da ormai qualche anno...
-Sta uscendo il vostro nuovo album è possibile avere un'anteprima sul tipo di lavoro?
Il nuovo lavoro conterrà 8 pezzi, fra i quali i tre già presenti nell' EP di debutto. Rispetto a quest'ultimo, l'album è ricco di molte più sfaccettature e permetterà di comprendere meglio lo spettro sonoro nel quale ci muoviamo. Ci saranno situazioni più violente e altre molto più aperte rispetto a quelle incontrate nell' EP, tutte cose che fin'ora abbiamo cercato di anticipare in sede live.
-Siete una band molto puntigliosa musicalmente, lasciate poco o niente al caso per quanto riguarda produzione e tecnica esecutiva, ma non rischiate di “raffreddare” il concetto di rock (per antonomasia ritenuto caldo e selvaggio) “robotizzando” ogni singola virgola che scrivete?
Proporre una musica così ricca di sfumature, spesso anche molto distanti l'una dall'altra, ci porta a dover mantenere una disciplina quasi meccanica, per non poter sacrificare nessuna componente sonora. È inutile proporre un cd con sonorità molto eterogenee, per poi non riuscire a riprodurle fedelmente dal vivo. Siamo dell idea di riuscire a trasmettere meglio la nostra musica quando l'ascoltatore ha una percezione più completa possibile di tutte le varie componenti. Non credo che questo vada a togliere qualcosa alla proposta, né che la faccia suonare più fredda. Con la nostra puntigliosità cerchiamo di valorizzare al massimo la musica che proponiamo, è un continuo processo di miglioramento e crescita. Non ci interessa aderire ad un concetto come quello di rock, di hardcore o di qualsivoglia etichetta e clichè che ci va dietro.
-Nonostante la quantità di concerti che avete suonato nella vostra carriera, siete sempre alla ricerca di nuove situazioni che possano stimolare la creatività della band, quanto importante è il confronto continuo con altre realtà soniche, magari completamente dagli AVL?
È vitale. C'è sempre qualcosa da imparare da ogni espressione artistica, musicale e non. In modo particolare oggi, che le possibilità di diffondere e conoscere nuove band e musicisti sono diventate enormi, ci si trova di fronte ad una valanga di nuove realtà, a volte entusiasmanti, altre decisamente meno. Ad ogni modo è sempre utile avere occhi e orecchie aperti a tutti i tipi di proposte, non credo che essere settoriali giovi alla creatività.
-So che ve l'avranno chiesto in molti ma avete un monicker che incuriosisce, c'è qualche significato particolare dietro quelle tre parole così misteriose e accattivanti?
Si quelle tre parole stanno alla base di un concetto, molto importante per noi...un'idea che ci guida attraverso una visione quasi spirituale della musica...il significato esplicito di quei tre termini invece credo che per molto tempo rimarrà esclusivamente a conoscenza di queste sei persone che in quel concetto ci vivono...
-Melodia e aggressività sono le due principali componenti del vostro sound, una caratteristica fondamentale del post hardcore, ma che forse alla luce dell'imbarbarimento selvaggio che ha caratterizzato quasi totalmente le uscite del genere nell'ultimo biennio, riducendole ad un mero compitino per casa, è diventato un modo di scrivere musica ormai desueto e inflazionato. Non avete mai pensato di distaccarvi da questo “cordone ombelicale” sperimentando una diversa contrapposizione di opposti?
Non abbiamo mai pensato di staccarci da quel cordone ombelicale perchè non abbiamo mai sentito di averne uno in particolare. Molti aspetti della nostra musica possono suonare sicuramente più commerciali di altri, ma il motivo va ricercato a monte: se ci piace come suona un pezzo, lo sviluppiamo e lo proponiamo, che sia un breakdown, un coro o una parte di chitarra acustica con archi. Siamo sempre aperti a nuove soluzioni e sperimentazioni, ma non vogliamo precluderci niente per il mero fatto che possa essere più o meno congeniale alle orecchie del pubblico di questo o quel settore.
-Solitamente un buon gruppo rock'n'roll ha una coppia di chitarristi, voi addirittura tre, e addirittura un paio di vocalist; quanto determinanti sono alla luce della tipicità del suono di questi strumenti aggiuntivi riconoscibili non proprio da tutti?
Avere tre chitarre ci permette di arrangiare i pezzi in modo più libero, e di intrecciare parti e strutture che con due sole chitarre non riusciremmo ad ottenere. Abbiamo sempre voluto inserire parti eseguite da molti strumenti diversi, infatti nelle nostre basi si possono sentire anche archi, pianoforte e altri strumenti anche poco usuali per un genere come il nostro. È un insieme di cose mirato a completare il più possibile il sound che abbiamo in mente.
-Ritornando alla situazione musicale nel nostro amato paese, attualmente che possibilità avete oggettivamente di ottenere dei riscontri propositivi da qualche label ritenuta “interessante”?
Sinceramente non saprei...non è un problema che ci poniamo solitamente...anzi, ci stiamo dando da fare da tempo per essere il più possibile produttivi e indipendenti anche per il futuro, tramite l'autoproduzione e la gestione totale di registrazioni, video, ecc...
-Come tutte (o quasi) le band che si rispettino, avete un ottimo profilo myspace, un sistema di comunicazione diventato praticamente insostituibile e fondamentale per avere visibilità “oltre confine”; oggi è più importare avere una pagina che fa un numero di accessi giornaliero assai elevato, piuttosto che una lunga lista di concerti in giro, non vi sembra un paradosso ridicolo?
Questa è l'era di internet, c'è poco da fare. Il myspace è diventato il modo più immediato di presentarsi e farsi conoscere, è un biglietto da visita. Ciò non toglie che, per quanto ci riguarda, se ci si propone in un determinato modo, cercando di raggiungere il maggior audience possibile, non è per il numero di ascolti in sé, ma per trovare più facilmente contatti e occasioni per salire in furgone e portare in giro la propria musica nel modo “tradizionale”...
-Il nordest italiano sta producendo non solo ottime manifatture ma pure gruppi che fanno dell'invidiabile e quantomai superlativo metallo pesante: gli Slowmotion Apocalypse e i The Secret sono ormai considerati da critica e pubblico delle più che valide realtà su cui puntare sia per il mercato locale sia per quello oltreconfine. Voi state seguendo a ruota i loro passi, legittimando questa fucina inesauribile di qualità, avete qualche altro nome da suggerirci che sia, oggi come oggi, in grado di competere e relazionarsi con questo livello?
Direi Devotion su tutti...per la classe, l'esperienza e per quanto riescono a trasmettere dal vivo.
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